arte fotografica

 

 chi è Remo Capone

Remo Capone

 

 

Parto dal presupposto che le cose possano parlarci: le cose naturali e gli oggetti creati dall'uomo, tutte le cose hanno il loro linguaggio. I fiumi, le strade, il mare ci parlano. A volte ci raccontano le storie degli uomini che tra esse - cose - vivono, amano, guardano, esistono.

Ed è certo legittimo e affascinante raccogliere - come molti grandi fotografi fanno - queste storie, le storie che le cose ci narrano degli uomini che le frequentano, dei segni, delle impronte che questi su di esse lasciano, anche soltanto guardandole.

Ma le storie che a me interessano sono altre, sono le storie che le cose ci narrano di loro stesse: storie incantate e segrete, enigmatiche e aliene; storie che viaggiano in un territorio al limite della nostra esperienza e che solo, talvolta, nel sogno ci è dato di percepire e comprendere appieno.

E' all'ascolto di queste storie che il mio obbiettivo fotografico si rivolge, sono queste storie che esso si sforza di carpire e di restituire, lasciando poi all'osservatore, ai suoi sogni, alle sue fantasie di fornirle di senso: o forse di lasciarle così nella loro magica ambiguità.

Esistono istanti particolari, momenti irripetibili - imprevedibili in cui le cose, improvvisamente, cessano di parlare degli uomini e ci parlano di loro stesse, ci svelano il loro segreto, ci fanno partecipi della loro vita autonoma e a noi altrimenti ignota.

Occorre allora fermarsi ad ascoltarle, perché le storie che esse ci narrano vanno oltre la realtà visibile e oltre il sogno, in un territorio terzo che nasconde qualcosa di misterioso e tremendo.

Sospetto che in quella terra segreta oltre i confini delle cose e di cui le cose narrano, si celi la gioia. Cosa, appunto, come tutti sappiamo, misteriosa e tremenda.

                                                                     

fotografia paesaggistica italiana

 

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